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Perché l'educazione sessuale è un tabù?

L'educazione sessuale è un argomento importante e molto dibattuto nel nostro paese. Poche settimane fa, il deputato leghista Rossano Sasso ha espresso le sue opinioni negative sull'educazione sessuale a scuola, definendola come “degradante” e “una porcheria”, invitando “i colleghi a recarsi all’uscita di una scuola e a chiedere ad un genitore cosa ne pensa dell’educazione sessuale al proprio figlio di 6 anni”. Risale solamente a lunedì, invece, la proposta del ministro dell’istruzione Valditara sulla necessità di “educare alle relazioni per prevenire la violenza sulle donne”, proposta di nobili intenti se non fosse per le modalità in cui è stata proposta: un’ora a settimana per 3 mesi, in orario extracurriculare, gestita da insegnanti ed influencer e con il supporto occasionale di professionisti.


Da queste recenti affermazioni che emergono dalla sfera politica attuale, ma che sono perfettamente inserite nel periodo storico in cui viviamo, possiamo affermare come attualmente sia portata avanti un’idea sbagliata ed anacronistica dell’educazione sessuale che deriva da vari pregiudizi, malintesi o opinioni obsolete. La concezione e definizione di “educazione sessuale” spesso si basa su miti, leggende metropolitane o informazioni inesatte. Il sesso in Italia è ancora un argomento tabù o considerato imbarazzante da discutere, ciò porta ad una comprensione limitata o distorta dell'argomento. Inoltre, si pensa ancora che questa tipologia di educazione sia esclusivamente appannaggio della famiglia, quando non tutti i genitori sono propensi a parlarne o sono in grado di fornire informazioni complete e basate su dati scientifici riguardo a determinati argomenti. Infine, molte persone (anche appartenenti alla sfera politica) temono che un'educazione sessuale completa e svolta in modo standardizzato come materia scolastica possa incoraggiare la promiscuità soprattutto negli adolescenti.



Tutto ciò è altamente distante dalle linee di intervento dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che evidenzia come “l’educazione sessuale faccia parte dell’educazione generale del bambino” e sia dunque di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo di adolescenti e adulti consapevoli.


Ma cos’è veramente l’educazione sessuale? È solo basata sulla pornografia come molti sostengono?


La denominazione corretta è “educazione affettiva e sessuale” e già il suo nome ci permette di porre una riflessione su quali tematiche vengano trattate al suo interno. L'educazione sessuale a scuola può iniziare, anche in epoca di sviluppo precoce, con informazioni di base sulla biologia e l'anatomia del corpo umano. Questo aiuta i bambini a comprendere il proprio corpo e a sentirsi a proprio agio con esso. In età infantile, comprendere le parti del corpo permette di avere maggiore consapevolezza e igiene intima, permette di imparare a gestire il proprio spazio personale ma anche la relazione di intimità e il dialogo con gli altri. Durante la scuola primaria, è importante guidare i bambini nel processo di costruzione dell’identità inerente alla sfera sessuale ed emotiva, si può così iniziare a parlare della diversità, a riflettere sugli stereotipi di genere etc.. In questa età iniziano le prime dichiarazione amorose e i primi rifiuti, e si rende necessario approfondire come gestire le emozioni e le relazioni in queste situazioni. Solo verso l’età adolescenziale iniziano ad essere trattate tematiche inerenti alla sessualità in senso stretto, o come si intende nel senso comune: quali cambiamenti avvengono a livello fisico con la pubertà, cosa è il sesso, contraccettivi e malattie sessualmente trasmissibili, aspetti relazioni ed affettivi delle relazioni, la logica del consenso, paure e curiosità, la masturbazione, gli orientamenti sessuali e l’identità di genere, infine (e solo infine) la tanto “citata” pornografia. Da come si può evincere, le tematiche sono affrontate in modo diverso in base all’età e alla fase di sviluppo.


Perché la scuola, anche grazie alla possibile introduzione della figura dello psicologo, è il luogo più consono per intraprendere questo percorso? Perché non deve rimanere esclusivamente una responsabilità familiare?


Chiariamo inizialmente che la situazione ideale sarebbe che scuola e famiglia possano offrire prospettive complementari sull'educazione affettiva e sessuale. La scuola può, però, fornire informazioni basate su dati scientifici in un contesto neutrale, in cui gli studenti possono porre domande e discutere di argomenti sensibili senza il timore di giudizio o pregiudizi familiari. In un ambiente professionale, questa può essere progettata per essere inclusiva e rispettosa della diversità di orientamenti sessuali, identità di genere e contesti culturali, affrontando argomenti che potrebbero non essere trattati adeguatamente a casa. Inoltre, l’inclusione di questa disciplina a scuola consentirebbe di stabilire standard di insegnamento e contenuti comuni, garantendo che tutti gli studenti ricevano la stessa base di conoscenze.


In generale, l'educazione affettiva e sessuale a scuola mira a fornire agli studenti una base di conoscenze e competenze per condurre una vita sessuale sana, responsabile e consensuale, contribuendo al loro benessere generale.


Questa tipologia di educazione quali conoscenze e competenze promuove? Secondo studi scientifici europei e statunitensi, quali sono i principali effetti evidenziati?


Questo tipo di educazione si spinge oltre la mera trasmissione di conoscenze; essa gioca un ruolo cruciale nel plasmare atteggiamenti e comportamenti. Studi su diversi stati europei ed Americani (Guttmacher Institute) hanno dimostrato che tra gli effetti principali di un’educazione affettiva e sessuale adeguata ci sono:

  • L’eliminazione di tabù e stigma legati alla sessualità, consentendo una comunicazione più aperta e onesta su tali questioni;

  • L’aumento dell’età della prima esperienza sessuale: in paesi come la Finlandia, l'Olanda e la Germania tra il 2005 e il 2010, con l'introduzione di un'educazione sessuale più capillare ed omogenea, si è osservata una riduzione della percentuale di prestazioni sessuali sotto i 15 anni.

  • Una maggiore consapevolezza circa i possibili orientamenti sessuale e l’identità di genere, contribuendo a ridurre i pregiudizi, la discriminazione e l'intolleranza;

  • Un più capillare utilizzo di contraccettivi: Negli ultimi 30 anni si è notato anche un aumento dell'utilizzo di strumenti contraccettivi. Nel 1980, in Germania, solo il 71% degli uomini ne faceva uso, in contrapposizione al 92% di uomini e donne nel 2010. Similmente in Olanda, 9 ragazzi su 10 utilizzano un contraccettivo.

  • La prevenzione di malattie sessualmente trasmissibile (soprattutto nei giovani): In Estonia, ad esempio, vi è stato un drastico declino della trasmissione delle Malattie Sessualmente Trasmissibili con valori di incidenza dimezzati e nella fascia più giovane addirittura questo valore si è ridotto di tre volte.

  • La riduzione di gravidanze e aborti in età adolescenziale: Un esempio chiaro lo fornisce la Finlandia, dove con l'avvento dei servizi di salute sessuale e dell'educazione sessuale negli anni '90, si è osservato un calo drastico di aborti e gravidanze (passando da percentuali sopra il 20% tra le ragazze di 15-19 anni negli anni 70-80 ad un 10,7% negli anni ’90) e di gravidanze in età adolescenziale (da un 27,5% a circa un 10%). Curioso notare, inoltre, una fluttuazione di tali casi con un aumento negli anni in cui tali servizi sono stati ridimensionati ed una riduzione con la loro reintegrazione.

  • La promozione del consenso e di relazione affettive sane e rispettose, diminuendo possibilmente i casi di abuso sessuale e violenza: le scuole che hanno applicato queste linee guida hanno riportato una diminuzione del 25% nella perpetrazione di abuso psicologico, del 60% nella perpetrazione di violenza sessuale e del 60% nella perpetrazione di violenza fisica con un partner attuale.

  • Maggiori empowerment e autonomia, conferendo agli studenti la conoscenza e le competenze per prendere decisioni informate sulla loro salute sessuale e relazionale, consentendo loro di esercitare l'autonomia nelle proprie vite.

Questo tipo di educazione è supportata da evidenze scientifiche che dimostrano il suo impatto positivo sulla salute sessuale e riproduttiva dei giovani, contribuendo al loro benessere e alla creazione di una società più sicura e equa. Inoltre, è importante notare che programmi basati sull'astinenza, che promuovono l'astenersi dal sesso fino al matrimonio senza fornire informazioni sui metodi contraccettivi, non riescono a prevenire o ritardare l'inizio dell'attività sessuale. Al contrario, tali programmi possono persino aumentare il rischio di gravidanza e Malattie Sessualmente Trasmissibili tra i giovani.


L’Italia è tra i pochi paesi europei a non avere ancora l’obbligo di educazione affettiva e sessuale a scuola, diverse proposte di legge dal 1975 in poi sono state proposte ma sono sempre sfociate in un nulla di fatto. Il resto d’Europa, chi prima chi dopo, si è in gran parte mossa per introdurla. Si vede necessario quindi introdurla con programmi istituzionali e gestita da professionisti formati, da psicologi, non dovrebbe essere affidata agli insegnanti e tanto meno agli influencer.

È importante affrontare queste idee sbagliate e anacronistiche dilaganti sull'educazione sessuale attraverso l'istruzione, la formazione degli insegnanti e il coinvolgimento delle famiglie, per questo la figura professionale dello psicologo potrebbe considerarsi la figura di riferimento e più competente per il compito.


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BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:

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