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La salute mentale è ancora un diritto? L'annosa questione dello Psicologo scolastico

Se l’attenzione alla salute mentale è entrata a far parte del dibattito pubblico dagli anni successivi alla pandemia, recenti episodi di cronaca hanno riportato in luce la necessità di soffermarsi maggiormente sulla salute psicologica della popolazione più giovane.


In seguito alla recente aggressione ai danni di un’insegnante, accoltellata da un suo studente di 16 anni in una scuola di Abbiategrasso (provincia di Milano), il Ministro dell’Istruzione Valditara ha ribadito la necessità di introdurre la figura dellǝ psicologǝ nelle scuole italiane.


Troviamo l’affermazione del Ministro giusta ma tardiva, in quanto la recente aggressione è solo l’ennesimo episodio che ha messo in luce un problema più ampio legato alla salute psicologica dei giovani. Viene da chiedersi: "La salute mentale è ancora un diritto?"



Questo aspetto di criticità emerge dai risultati della prima fase di ricerca realizzata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA) in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (ISS) “Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi”. In seguito all’emergenza pandemica si è visto un incremento delle richieste d’aiuto per esordi di patologie di natura neuropsichiatrica o per un aggravamento di situazioni pregresse soprattutto in preadolescenti o adolescenti, in special modo in coloro che si trovano in fasi di transizione scolastica. Questa ricerca convalida l’ipotesi di un generale peggioramento delle condizioni di salute di bambini e ragazzi (aumento di disturbi, sintomi e condizioni di fragilità neuropsichici).


Anche le cifre fornite dall'UNICEF sono allarmanti: a livello globale 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato. I tassi in percentuale di problemi diagnosticati sono più alti in Medio Oriente e Nord Africa, in Nord America e in Europa Occidentale. I disturbi più diagnosticati risultano essere ansia e depressione.


In Europa occidentale il suicido è la seconda causa di morte fra i 15 e i 19 anni (solamente dopo gli incidenti stradali). Inoltre, i dati del Rapporto Osmed 2020 sull’uso dei farmaci in Italia, presentato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), non fanno ben sperare: nel 2020 è aumentato il consumo di antidepressivi e antipsicotici in età pediatrica “la prevalenza d'uso degli psicofarmaci nella popolazione pediatrica è stata pari allo 0,3%, con un tasso di prescrizione di 28,2 per 1000 bambini, in aumento dell'11,6% rispetto all'anno precedente”, dato che purtroppo si è protratto anche negli anni successivi.



Infine, anche l’indagine “Chiedimi come sto” promossa dalla Rete degli studenti medi, dall'Unione Degli Universitari (UDU) e dal sindacato dei pensionati Spi-Cgil, è arrivata alle stesse conclusioni: l’indagine ha coinvolto 30mila studenti delle scuole superiori e dell’università su tutto il territorio nazionale e conferma l’aumento di disturbi e problematiche riguardanti la sfera psicologica in questa fascia d’età (il 28% degli studenti ha dichiarato di avere disturbi alimentari, il 14,5% ha avuto esperienze di autolesionismo, il 12% ha abusato di alcol etc.).




Tutti questi dati indicano la necessità di un intervento tempestivo per garantire il benessere mentale dei giovani e prevenire situazioni più gravi. L'affermazione del Ministro, quindi, potrebbe essere considerata tardiva, considerando che la necessità di una maggiore attenzione alla salute mentale dei giovani è evidente da tempo e che i servizi attualmente disponibili sono inadeguati ed iniqui nella loro distribuzione territoriale.



È importante che il tema sia trattato con urgenza e che vengano adottate misure concrete per garantire un adeguato supporto psicologico nella scuola. È essenziale che vengano dedicati maggiori investimenti alla salute mentale dei giovani, con un focus specifico sul Neurosviluppo e sulla promozione del benessere psicologico.


LAPSI, da tempo ormai, porta avanti una propria proposta per la regolamentazione e l’introduzione dello “psicologo scolastico”, in quanto ritiene questa figura professionale particolare importanza all'interno delle scuole, offrendo sostegno emotivo, consulenza e interventi psicologici a bambini e ad adolescenti. La loro presenza può contribuire a individuare e affrontare precocemente i problemi di salute mentale, promuovendo un ambiente scolastico sano e favorendo il successo accademico e personale degli studenti.


L'introduzione della figura dello psicologo scolastico in tutte le scuole e a tutti i livelli di istruzione rappresenta un passo importante nella giusta direzione. Lo psicologo scolastico può offrire sostegno e consulenza agli studenti, non solo in situazioni di crisi o di disagio emotivo, ma anche nel promuovere la prevenzione e la consapevolezza sulla salute mentale. È fondamentale che gli studenti abbiano accesso a servizi di salute mentale nella scuola, in quanto trascorrono gran parte del loro tempo in questo ambiente e possono essere influenzati da molteplici fattori stressanti. La presenza di uno psicologo scolastico può contribuire a individuare precocemente eventuali segnali di sofferenza emotiva e ad intervenire in modo adeguato.


Inoltre, è urgente agire immediatamente. Ciò implica sviluppare azioni di programmazione, prevenzione e cura che siano tempestive ed efficaci. La programmazione dovrebbe prevedere strategie a lungo termine per affrontare i problemi di salute mentale dei giovani, sia a livello individuale che collettivo. La prevenzione dovrebbe concentrarsi sull'informare e sensibilizzare gli studenti, i genitori e gli insegnanti sui temi della salute mentale, nonché sulla promozione di un ambiente scolastico sano e inclusivo. Infine, è fondamentale garantire servizi di cura adeguati e accessibili per i giovani che presentano disturbi mentali, assicurando una rete di supporto che comprenda professionisti qualificati. Per portare avanti tutto ciò, dovrebbero essere implementati investimenti di fondi e risorse in modo sistematico e non solo tramite progetti a breve termine, prevedendo politiche e risorse sostenibili a lungo termine, che coinvolgano l'intero sistema educativo e garantiscano un raccordo stretto anche con i servizi pubblici territoriali.


In sintesi, per affrontare l'emergenza della salute mentale nei giovani, è necessario un impegno sistematico che comprenda investimenti adeguati nella scuola, una collaborazione più stretta tra servizi territoriali e scuole, e azioni immediate di programmazione, prevenzione e cura. Questo approccio integrato è fondamentale per garantire il benessere mentale dei giovani e per fornire loro le risorse necessarie per affrontare le sfide che incontrano. È cruciale lavorare insieme per promuovere l'attenzione e gli investimenti necessari per la salute mentale dei giovani e per portare avanti questa proposta di introduzione dello psicologo scolastico.


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