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34 anni di 56/89

“La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”


Così recita l’articolo 1 della Legge 18 febbraio 1989 n.56, la Legge Istitutiva dell’Ordinamento della professione di Psicologo che ci ha permesso di essere riconosciuti, finalmente, come professione anche davanti alla Legge.


Dopo 34 anni di vita, la nostra categoria ha, purtroppo, ancora tanta strada da fare per riuscire ad ottenere quella dignità e quel rispetto che viene a mancare. Spesso dagli psicologi e dalle psicologhe stesse, prima che dall’esterno.



Nell’ultimo periodo c’è stato un moto di rivalsa, soprattutto dopo lo scoppio della Pandemia che ha mostrato la necessità e l’urgenza di parlare e offrire servizi di Psicologia e di Salute Mentale. Un senso di orgoglio che come comunità professionale siamo ancora costretti a strappare con denti e unghie.


Questo sta avvenendo, in particolar modo, grazie alle nuove generazioni di Psicologi e Psicologhe che vogliamo rappresentare, piene di speranza, voglia di rivoluzionare un mondo professionale che ancora non si è adeguato al periodo storico in cui sta crescendo. E che sono lo specchio di ciò che avviene nella società, con una narrazione distorta di persone che non vogliono lavorare, che vogliono la strada spianata, che vogliono ottenere tutto e subito e che non vogliono mettersi in gioco o “fare la gavetta”.


È arrivato il momento di interrompere la dicotomia in-group/out-group che non risulta funzionale e che distrugge ogni passo in avanti che la nostra professione cerca di fare: bisogna seguire insieme la stessa strada.


Questa differenziazione rischia di essere marcata ancor di più con la richiesta di modifica del Codice Deontologico avanzata dal “Manifesto per la Psicoterapia”, composto da membri di un altro Ordine Professionale ma avallata con forza da colleghi e colleghe e che noi reputiamo un enorme passo indietro nella crescita e nello sviluppo della nostra professione.


Come già abbiamo raccontato più volte, il voler differenziare (ulteriormente) gli atti tipici dello Psicologo e dello Psicoterapeuta significa limitare gli ambiti di entrambe le figure. Sia l’articolo 1 che l’articolo 3 del Codice sono abbastanza chiari su quale sia la differenza tra una figura e l’altra. E per noi si tratta sempre di una volontà dettata più dall’interesse economico che dal desiderio di tutelare “i pazienti”.


Ci teniamo a ricordare che chi ha proposto, avanzato e firmato il “Manifesto per la Psicoterapia” appartiene a scuole private, poiché più del 90% delle scuole sono private. Le stesse che, però, formano un altro “out-group”: i counselor.


“Noi contro loro”.


A questa dicotomia escludente non possiamo fare altro che dirci fermamente contrari e opporci perché la nostra professione è nata integrando punti di vista diversi (il modello bio-psico-sociale è nato con la Psicologia), non escludendo e limitando un ambito professionale.


Il 18 febbraio 1989 nasceva il nostro Ordine professionale.

Il 18 febbraio 2023, 34 anni dopo, la nostra professione deve ancora dimostrare a qualcuno che ha tutto il diritto di esistere e che ha una propria dignità, capacità e competenza di trattare la Salute Mentale.


Rimbocchiamoci tutti e tutte le maniche per non essere più considerati come una professione di serie B.


Curiamo la nostra professione.


Interessiamoci agli aspetti che riguardano tutti e tutte noi e alla vita politica del nostro Ordine.


Perché l’Ordine siamo noi.


Tanti auguri colleghi e colleghe!

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