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CODICE DEONTOLOGICO: QUALE "PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA"?

Come sapete, lunedì alle 17 e 30 si è chiuso il referendum per approvare le modifiche al Codice Deontologico.


Abbiamo voluto prendere del tempo prima di pubblicare qualcosa sull'esito del referendum perché ci sono troppe implicazioni che a caldo, probabilmente, non avremmo considerato.


Non ci siamo volutə esporre perché non reputavamo giusto e coerente spingere verso una posizione o un'altra, limitandoci all'invitare alla partecipazione e al voto. Pensiamo di aver fatto bene a seguire questa strada, soprattutto alla luce dello scambio imbarazzante di questi giorni tra le diverse parti. Perché questo referendum è stato solo oggetto di politica e non di reale interesse dell'opinione della categoria.


E questo è il primo punto che tutta la categoria deve iniziare a capire: tutto è politica. La diatriba tra psicologə e psicoterapeutə è diventata una questione esclusivamente politica. Stabilire cosa sia e cosa faccia la psicologia di base o di cure primarie è una questione politica. Dire SI o dire NO è una questione politica.


Ed è triste ridurre il tutto a "o voti così o sei contro quello che io penso". Con tutte le implicazioni che abbiamo visto e letto in questa ennesima campagna elettorale.



Non è stata presa in considerazione l'opinione che la categoria professionale aveva in merito al codice e alle modifiche da votare. Non è mai stato fatto, che se ne dica sui vari canali istituzionali. È stato consegnato un pacchetto ed è stato detto "votate" senza informare, spiegare, descrivere. È stato fatto a urne aperte, creando una enorme confusione. Siamo stati i primi a creare un documento di confronto tra vecchio e nuovo Codice, cosa che ci aspettavamo dal CNOP in ottica informativa mentre altri speculavano su "vota NO per evitare che accada questo" o "vota SI se vuoi che accada questo".


E perché approvare tutte le modifiche in un corpo unico? Sarebbe stato democraticamente più rispettoso lasciare esprimere il voto articolo per articolo. Solo così si sarebbe riusciti a rilevare la migliore e più veritiera espressione della volontà della categoria professionale. Votare l'intero pacchetto in una volta sola ha posto gli elettori e le elettrici di fronte a un aut aut.


È stato ignorato completamente questo elemento (volutamente?) per far prima, per rendere il testo meno soggetto a modifiche, per una scelta politica. Non lo sapremo mai. Ma è stato fatto.


A questo si deve aggiungere il quorum, non previsto in questa tornata elettorale. Qualsiasi percentuale di affluenza avrebbe determinato l'esito, dando per scontato che tutta la categoria si sarebbe interessata.


Queste modifiche, infatti, sono state approvate con 9034 SÌ e 7617 NO, per un totale di 16909 votanti. Su 131000 iscritti e iscritte.


Qui sorgono diverse domande.


Solo a poco più del 10% dell'intera categoria interessa la vita e il futuro della propria professione?

Possibile che il 6% dell'intera categoria abbia deciso per tuttə?

Perché fare "politica professionale" crea distanze e non si riesce a coinvolgere i colleghi e le colleghe?


Non ha vinto il SI, non ha perso il NO. È stata solo l'ennesima volta in cui la maggioranza della nostra categoria ha preferito non scegliere ma ha voluto delegare ad altri la decisione. Ha perso tutta la categoria, nel momento in cui quest'ultima decide di non partecipare attivamente alla propria professione e nel momento in cui un ordine viene visto solo come una tassa da pagare o degli ECM da completare. E la responsabilità di questo andazzo è chiaramente ed esclusivamente di un Ordine che sceglie volutamente di non cambiare la situazione.


Con che coraggio ci si lamenterà all'ennesima occasione sprecata per poter esprimere il proprio voto?


Qui si apre un altro capitolo: la partecipazione alla vita di un Ordine.


Le elezioni degli anni passati sono in linea con queste percentuali e, in generale, un Ordine viene visto solo come una struttura burocratica, come un qualcosa da pagare annualmente e a cui rivolgersi solo in casi di emergenza, di deontologia o per capire come funziona una legge. Non ci sono alternative a questo e non si riesce in nessun modo a coinvolgere iscritti e iscritte alla vita ordinistica e politica della professione. Ma è davvero impossibile invertire questa tendenza?


In questi anni abbiamo visto come se si offrono delle informazioni e degli strumenti per far comprendere alle persone come funziona una legge, qual è la procedura per richiedere un determinato documento o fare valere dei propri diritti, le persone si sentono coinvolte e partecipano volentieri alle attività che proponi. Se però, come è successo ultimamente, coinvolgi le persone a lavori conclusi, non comprendi i bisogni di una categoria e non ascolti ciò che ti viene chiesto, trasformando psicologə in sudditə, le allontani e quel 10% di affluenza diventa una regola.


È il caso che tutti gli Ordini inizino ad interrogarsi su cosa fare e come fare. Velocemente. Per evitare che anche le prossime elezioni si trasformino in pagliacciata.


C'è chiaramente il rovescio della medaglia: gli iscritti e le iscritte che hanno disertato la chiamata al voto, adducendo a scuse poco credibili.


"Non sapevo"

"Non avevo letto"

"Non riuscivo a incastrare gli impegni"

"Mi sono dimenticatə"


Queste sono quelle più comuni. Ma sono solo giustificazioni e che servono a ben poco, se poi si ricorre allo strumento della lamentela e del "tanto a che serve se non cambia mai niente". Votare, esprimersi, partecipare significa proprio cambiare ciò che non è mai cambiato. Delegare ad altri è l'antitesi della reale partecipazione democratica (non quella millantata dalla comunicazione del CNOP e che fa solamente venire i brividi).


Altra considerazione da fare è il "potere illimitato" [cit.] delle scuole che hanno fatto il bello e il cattivo gioco. C'è chi si è lamentato che hanno invitato a votare SI ma qualche scuola ha spinto per il NO. Come abbiamo già detto più volte, non ci interessava stare da una parte o dall'altra per partito preso perché ognunə di noi ha la propria concezione di professione e di psicologia. Ma ci lascia particolarmente attoniti constatare quanti voti riescono a spostare i potentati delle scuole, adducendo a motivazioni inconsistenti.


Chi diceva che votare NO avrebbe arginato le posizioni del Manifesto. Chi diceva SI perché ciò avrebbe permesso di difendere la professione da attacchi esterni. Questo senza dare quegli strumenti che una scuola dovrebbe offrire nel proprio curriculum: autonomia di pensiero e capacità di comprendere la professione. Come può uno studente o una studentessa essere in grado di camminare per conto proprio se ə presidenti delle scuole "suggeriscono" di votare per questo o per quest'altro solo perché un altro orientamento fa tutt'altro rispetto a me?


Speriamo davvero di non leggere nulla di diverso dall'accettazione dell'esito perché sarebbe davvero di cattivo gusto vedere recriminazioni o leggitimazioni sui risultati del rederendum.


Speriamo, in particolar modo, che tutta la categoria adesso inizi a ragionare sulle stesse domande che ci siamo postə noi.


Cosa si dovrà fare adesso? Quello che ci auspichiamo e di poter lavorare al miglioramento di questo nuovo codice, implementando tutto ciò che non è stato trattato e ciò che serve per renderlo davvero moderno. Coinvolgendo tutta la categoria e ascoltandola veramente.


Chiaramente l'ultimo pensiero va a chi dovrà svolgere le prove di abilitazione. Il nuovo Codice entrerà in vigore da subito e si dovrà studiare per le sessioni che dovranno iniziare. Confidiamo anche nelle commissioni che stanno ancora valutando affinché non vengano posti quesiti su un codice appena approvato.


Per chiudere, lanciamo una richiesta a tutte le associazioni di categoria e di politica professionale: facciamo in modo che ci sia davvero questo confronto vivo e partecipato. Noi crediamo fermamente nell'utilità di una sinergia all'interno della categoria e vigileremo affinché questa partecipazione democratica ci sia realmente.


Se volete sostenere la nostra Associazione nelle sue iniziative potete tesserarvi e accedere ai servizi esclusivi riservati ai nostri soci e alle nostre socie.


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